Il gabbiano e l’orizzonte

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C’è questa foto del relitto della Costa Concordia, a sei mesi dal naufragio, molto bella, pubblicata da Internazionale.

Eppure ciò che colpisce in quell’immagine, non è la nave adagiata su un fianco, nemmeno il gabbiano che per un pelo entra nell’immagine, o la gru che sposterà la carcassa del piroscafo, e neppure la barriera galleggiante che dovrebbe tenere lontani dalla spiaggetta del Giglio rifiuti e liquami che forse escono ancora dallo scafo.

Ciò che colpisce è una signora, sulla destra della fotografia, con la maglietta grigia e le mani sui fianchi. In una classica posa da spiaggia. Di chi deve sciaccquettarsi la pancia prima di immergersi perchè l’acqua è troppo fredda, di chi si guarda i piedi e muove le dita e alza un po’ di sabbia; di chi controlla i ragazzini che schiamazzano e giocano a schiacciacinque.

Ci mettiamo così quando non abbiamo ancora deciso se fare il bagno o rimanere sul bagnasciuga. Ci fermiamo e scrutiamo il cielo, l’orizzonte, il mare e le nuvole in cerca di una qualche ispirazione. Persi dietro chissà quali pensieri. La signora controlla il relitto che è parte del panorama, in lontananza, come gli scogli. E forse, dopo lo scatto, avrà sfilato la maglietta e si sarà tuffata; oppure avrà fatto marcia indietro e si sarà seduta sull’asciugamano a leggere un romanzo, una rivista, a spedire un sms agli amici in cui descrive la scena, un mms in cui certifica che sì, è tutto vero, il relitto esiste e non l’hanno ancora spostato.

Non è colpa dell’estate

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Alla fine della fiera, è il caso di dire, il blog ha deciso da che parte vuole dirigersi.

Salperà per destinazione ignota e navigherà ogni mare conosciuto e sconosciuto. Attraccherà nei porti, farà rotta verso isole sperdute, s’imbatterà nelle burrasche giù nei quaranta ruggenti.

Il mare sarà il soggetto di questo blog, ci abbiamo messo un anno di chiacchiere, di fotografie, di parole e silenzi, eppure alla fine ce l’abbiamo fatta.

Il mare è l’inconscio del mondo tutto intero. E lafiera ama il mare, ma lo ama visto da terra. Da un’isola, soprattutto.

Romanzi, saggi, dischi, film, opere d’arte. Tutto avrà il sapore del sale. Adesso cominciate a pensare questo blog come un luogo fresco, dove sciaccquettarsi e rifiatare dall’arsura, ma non cambieremo a novembre, non smetteremo di scrivere di onde nere, alte con la cresta bianca sfilacciata da un vento gelido. Anche in inverno il mare sarà qui. Il fascino della burrasca vista da terra, vista da un faro, vista dalla spiaggia coperti di una cerata. Pieni di apprensione per un gozzo che arranca e cerca di rientrare in tempo nel porto.

Buona lettura.

Qui un po’ di cose di mare che, senza conoscere il proprio destino, lafiera aveva già scritto.

 

Alla luna

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Capisco Leopardi e Barth Howard che addirittura scrisse un pezzo con un titolo, In other words, che poi noi tutti abbiamo dimenticato per canticchiare Fly me to the moon.

La faccio breve, più sotto c’è la colonna sonora, consiglio un volume adeguato, la foto è di poco fa (se ci cliccate sopra si apre).

Il cielo è quello su Roma, Monteverde, e fa caldo.

Buona notte.

Italia spiaggia

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Mimesi. O intercettazioni.

.. è un rumore continuo, ostinato, voci, grida, sussurri, per lo più grida, elicotteri a bassa quota, aerei con pubblicità, bocce che sbocciano, ciaffettare, ciabattare, ciabattare lento, poi odori di polpette, crema abbronzante, trilli di cellulari…

Resistono: le canottiere, le borse e i teli mare, gli olii, le ciabatte, i super santos, i cerchietti (per i ragazzi), ancora canottiere, gli occhiali a specchio, i bermuda, i pinocchietto, i borzelli.
Innovano: tatuaggi (anche le giovani nonne), game boy (da un pezzo), e-reader e iPad.

Chiamo tu padreee, finiscila t’ho detto, o chiamo tu padreee!
Una bella pasta avvongole, scampi alla griglia? un risotto ai frutti di mare… Vabbene solo una tagliata di frutta, allora (delusione nel tono della voce) una tagliata per la signora.
Fa la magistrale, eh si, ingegneria. Che cervellone.

Statte zitta, t’ho detto, zitta. (uno schiaffone) Devi dormí t’ho detto. Ma guarda questa.
La lambada.
Pallaaaaaa bimbooooo.
Eravamo bandiera blu nel 2009 e nel 2011. Quest’anno? Boh, sarà colpa della crisi, ne danno di meno. (ride).

Lo dai un bacio? Un bacio a nonna, dai, che nonna va a fa’ acquagym…
Oh, hai vista chi è quella? E come no, è cosa… cosa, come se chiama: Samanthadegrené..
Venga, venga, mi segua, vuole il privé? Una cosa garbata: ombrellone e un gazebo. (disturbato: …del tu) Grazie, Samantha, seguimi. Certo in seconda fila, ma il mare è lí.

Tiè magna. (gli infila in bocca il panino).
(un pareo ornato di teschi, la french manicure, le birkenstock. e questa adesso dove la incaselliamo?)

(muscoli, tatuaggio che scompare negli slip, molti muscoli, un po’ di gobba, ma è alto) e suo marito quando viene? E chi lo sa… Non stasera. No, no, dice che c’aveva da fa’…. Ah ecco.

Signora ma che bella sorpresa. Quando nasce? Nas-co-no….sono due gemelli. (La nonna).., maschietto e femminuccia, così ha voluto il padreterno.

Venga, accomodati, che prende? Fa caldo, vero? Te lo dicevo ieri sera. (il tu, il lei, senza bussola).

Carabinieri in divisa, senza berretto. Sudore e la canotta sotto la divisa estiva, siete padroni, Mimmo senti che vuole il brigadiere… No il succo di mirtillo non ce l’abbiamo, un caffè allora. Siete i padroni.
Le signore vanno al 305, fagli vedere la lista dei panini… Ah i lettini, non i panini!
Dopo c’è il ristorante, signora, Mimmo accompagna la signora giù ammare.

Un succo di carote, per favore. Guarda che è tardi, lo dovevi beve da marzo. Lascia perde.

Bambini, cremaaaaaa.
Chiamo tu padre se non la finisci.
Vado al villaggio, mi porto la cameriera, e senno come faccio. Già oggi sono andata in palestra… Si tutto agosto, a Zanzibar? Facciamo un bel preventivo insieme. No, quello Mario è lastminut.

Dammi l’olio abbronzante.
Tre ore, sono sempre state tre ore, e saranno sempre tre ore. Vai a giocare sotto l’ombrellone. Il bagno si fa dopo tre ore.

St’attento che se pija ‘n’insolazione ‘a creatura. Stai sempre a rompe, e si è perché nun ce sto è perché nun ce sto, e perché quanno ce sto, ce sto. Decidete…

Ecco qui, lettini, ombrellone, la doccia è di sopra. Il gettone alla cassa.
Di paranza, e pesce spada pescato all’amo…

Ce sta ‘a crisi: se vede, se sente, che nun lo vedi? Anche l’estracomunitari so’ de meno, e comunque co’ loro devi tratta’, devi tira’ giù er prezzo, senno ce restano male. In Marocco l’ho imparato.

Bentrovata, a casa tutto bene? (disturbato) Condoglianze, mi spiace.
Occhiali, Gucci, Prada, Reiban, Polaroid. Firmati, griffati. Gucci, Prada…
Coccooo frescooo…
A pizza, i biscotti ‘e Castellammare.
Massaggio?

Liscia o leggermente? Leggermente, e un bicchiere di vino. Una falanghina? Un greco?
Sembra rossetto, guarda bene è un lucidalabbra: l’aggiaccattato in farmacia. Grazioso. Non fa male, anzi.

Porta nonna su, daje, che su c’è vento. Sta ar fresco.

Macché, da Bracciano cor treno, ce metto de meno de te che abiti ar centro. Vói mette? C’è ‘n’aria, se respira. Me so’ fatto a sala hobby. Trovo sempre posto. Lascia perde.

Vieni parla co’ tu padre… Al telefono, dove, sto regazzino alle vórte me pare proprio scemo… Tiè parlace…
Un croccante all’amarena, un concertino? Si quello. All’amarena.

(Il baciamano sul bagnasciuga).

Strascinare v. tr.
Trascinare facendo strisciare per terra, per lo più a viva forza: s. una valigia, un sacco di patate; s. un cadavere.
Estens. Riferito ai piedi (e anche alle calzature), muoverli senza alzarli completamente da terra, strascicare: cammina strascinando i piedi; smettila di s. gli zoccoli!

Tutto inutile.
La Gazzetta dello Sport. TuttoSport. Il Corriere dello Sport.
Chi, e basta. Resiste solo Chi.

Ha detto che nun lo sapeva. Come chi, Balotelli. Ha chiesto er test der diennea… Ha fatto bene, hai visto quella chi è? Alle Iene, ‘na vorta… M’o ricoordo, cor surtano, er califfo, o sceicco, comesechiama. Si si quello. Infatti.

Here’s to life

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Alle volte lafiera scade in un radicalismo senza confini. Gonfia di una convinzione semplice: bisognerebbe ascoltare solo i grandi standard; perché gli standard sono come i classici nella letteratura e quindi parafrasando Calvino: “sono canzoni che non smettono mai di dirci quello che hanno da dire”. Così Here’s to life che è uno standard giovane, scritto solo nel 1992 e sembra già un pezzo storico dei grandi musical americani, oppure una di quelle canzoni di Cole Porter che ascolteranno i nostri nipoti tra cent’anni.

Ve la propongo nella versione di Shirley Horn. Avrei voluto farvi ascoltare l’esecuzione di uno stupefacente Glenn Frey, il cantante degli Eagles, che ha appena pubblicato un bel disco. Fatto di… standard.

L’aggiornamento del blog

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Aggiornamento quotidiano, mi raccomando! Strillano e prescrivono quelle che se ne intendono. Che aggiorni? Quali parole disponi sullo schermo bianco? Se questo fosse un blog in cui si parla di bonsai, avremmo da preparare tutti i post estivi con la cura degli alberelli, il rischio di siccità, a quali suocere affidare il compito di coccolare e innaffiare la piantina rachitica. Siccome però noi non parliamo di questo, succede che ci si possa incartare. Anzi proprio fermare. E nemmeno musiche o colonne sonore originali vengono in mente Così si scrive un post interlocutorio come questo. Giusto per dare notizia di sé. Un po’ come quando in passato si scrivevano cartoline illustrate ai parenti: “tutto bene”. Un certificato di buona salute, di esistenza in vita. Che non certifica altro che la biologia ci sorregge, la parola no.

Il silenzio

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Lafiera da qualche tempo mastica con seria difficoltà i propri aggiornamenti. Piuttosto che scrivere sciocchezze abbiamo scelto il silenzio. Qualche foto qua e là, consigli di lettura sbocconcellati, film amati e rivisti. Alle volte succede. Come succede di mettere a fuoco con difficoltà ciò che scorre sotto i nostri occhi. E quel che sembra non è quel che è. Come questa qui sotto, che tutto sembra fuorché una parete.

Interno giorno, abitazione, Roma, Aurelio.

 

 

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